Il sogno ad occhi aperti, che mi ha accompagnata per tanto tempo, probabilmente risale a quando ho imparato a leggere, mentre frequentavo la prima elementare nella scuola “Fabio Carniel” di Trieste.

Piramidi, sabbia, deserto, facevano parte delle mie letture perché dalla prima volta che ho sentito parlare dell’Egitto, me ne sono innamorata.

Fabrizio, mio fratello maggiore, amava i libri e nella sua raccolta ce n’erano molti che parlavano della terra dei Faraoni.

Mi succedeva di perdermi nei miei sogni e siccome assumevo una strana espressione e tutti se ne accorgevano, così venivo costantemente rimproverata dalla mamma.

Ogni volta che mi era possibile andavo in biblioteca e vi rimanevo ore a leggere qualunque cosa parlasse della “terra misteriosa”.

Finalmente nel 1990 sono riuscita a realizzare il mio sogno, che è stato anche il battesimo dell’aria: volo Trieste – Roma, Roma – Il Cairo.

Quando mi sono trovata nella piana di Giza, davanti alle piramidi di Cheope, Chefren e Micerino, sono rimasta “secca per Venezia”.

Le immaginavo grandi, ma non così maestose.

Ho guardato pietra per pietra e magicamente sono diventata un “egizio”, mi sono ritrovata nel 3000 a.C., quasi fossi un operaio intento alla costruzione della piramide e che certamente non era consapevole di quanto sarebbe diventata immensa quell’opera.

Sentivo su di me la grande fatica, il peso delle pietre enormi che con l’aiuto di corde e di un ingegnoso sistema di slitte riuscivamo a spostare.

Nonostante abbia letto, riletto e mi sia immedesimata nella grande opera ingegneristica, quello che ancora mi domando è come abbiano fatto a mettere pietra su pietra e ad arrivare in cima completando la piramide alta 146 metri.

          

Melodia di Anna, ottobre 2014

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