Mi meraviglia sempre scoprire quanto le scelte dei genitori ricadano poi sui figli, condizionando, forse, tutta la loro esistenza.

Nacqui a Gorizia, seconda di tre figli. Unica femmina, avrei dovuto crescere viziata e vezzeggiata, secondo i crismi della natura che vogliono la figlia adorata dal padre. E invece no! Capitai in una famiglia dove l’uomo è il solo essere perfettissimo che tutto decide e tutto può contestare, forte del fatto di essere nato maschio. Quando ebbi sei anni i miei genitori decisero di emigrare in Australia. Ricordo perfettamente quella fredda sera di marzo quando prendemmo il treno per Genova, dove ci saremmo imbarcati per la grande avventura.

Trentadue giorni di navigazione, 20.000 Km. per raggiungere la speranza di una vita migliore. E infatti così fu. I miei genitori lavorarono duramente e dopo quattro anni erano proprietari di un piccolo supermercato. Passarono altri due anni e una sera, una brutta sera, aggiungo io, mio padre ci disse di avere acquistato i biglietti per la nave che ci avrebbe ricondotto in Patria. Mia madre e i miei fratelli fecero salti dalla gioia, mentre io li guardavo ammutolita. Ma come! Lì stavamo bene, non ci mancava niente, venivamo trattati come dei veri australiani, cosa ci venivamo a fare in questo Paese che ci aveva “obbligati” ad andarcene?

In quegli anni, in Italia dilagava la miseria, non c’era lavoro, non si trovava casa: me l’avevano detto mille volte i miei genitori.

Perché allora sentivano tanta nostalgia, perché piangevano tutte le volte che la radio trasmetteva la canzone “Mamma”?  Io parlavo solo l’inglese, della lingua italiana non ricordavo più nemmeno una parola, ormai il mio mondo era tutto lì, in Australia.

Cominciai a piangere. Pregai: “Daddy, please, let me stay here!” Papà, ti prego, lasciami stare qui! Mi arrivò uno schiaffo che mi fece traballare e sentii queste parole: “stai zitta! Cosa vuoi capire tu, che sei piccola?” Era vero, non capivo perché, per questa loro assurda smania di spostarsi in continuazione, avevano costretto me e i miei fratelli a cambiare otto scuole in sei anni. Non avevano mai chiesto il nostro parere, così come adesso ci mettevano di fronte al fatto compiuto.

Il viaggio di ritorno fu un incubo: mare in tempesta, tutti i passeggeri radunati nei saloni con indosso i giubbotti di salvataggio, pronti a lasciare la nave sulle scialuppe. Finalmente sbarcammo a Napoli. Il viaggio fino a Gorizia lo facemmo in treno. Rivivo spesso il ritorno nella mia città. Era una sera di fine settembre, pioveva e quando il treno si fermò nella piccola stazione “vidi” la miseria.

In giro non c’era anima viva, dal soffitto della pensilina pendeva una sola lampadina appesa ad un filo. Intorno spandeva una luce fioca e l’unico suono che udii fu la voce di mio padre che gridava: “Hurry up!” Muoviti! Mi accorsi allora di essere aggrappata alla maniglia del portellone. Dentro di me un mare di sensazioni che non riuscivo a decifrare.

Più tardi, molti anni più tardi, le analizzai ma per me. Tristezza per qualcosa di perduto, rabbia per non essere già “grande”, odio per mio padre che aveva deciso della mia vita.

Sobbalzai quando mi diede uno strattone e mi disse di ritenermi fortunata per essere tornata a “casa”. Non so se questa è stata una grande fortuna, so solo che mio padre ancora oggi, continua a dirmi: “Ah, se ti avessi dato ascolto!” “Avevi ragione tu!”

Magra consolazione.

     

Melodia di Lucia, aprile 2014  

0 commenti

Invia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Museo Casa
di Osiride Brovedani

Per scoprire come sono nate la Fondazione e la Casa Albergo gratuita
e tutto ciò che è stato possibile realizzare grazie al signor Fissan e al suo sogno di aiutare il prossimo

Benvenuto al nuovo Consigliere!

La scomparsa del prof. avv. Enzio Volli aveva lasciato un vuoto nel nostro Consiglio di Amministrazione. Nella riunione di fine marzo, quando il Presidente Raffaele De Riù ha proposto il nominativo di Paolo Volli, figlio di Enzio, anch’egli avvocato, tutti i Consiglieri hanno immediatamente approvato la proposta.

giornata della memoria 2021

27 gennaio 1945 - 27 gennaio 2021   Una memoria che non deve affievolirsi mai, ma che deve farsi ogni giorno più pressante per diventare motore di un mondo nuovo, dove eccidi e torture non esistano più. Forse è per questo che ogni anno sorgono nuove iniziative e...

Il plastico della Fondazione compie 20 anni di sguardi meravigliati

Michele Caldarola realizzò il plastico che ripropone, in scala ridotta ma molto precisa, la struttura di Gradisca, che lo ospitò dai primi anni ’90. Il lavoro lo impegnò da mane a sera per due anni, fino all’inaugurazione, avvenuta il 3 maggio 1997, esattamente 20 anni fa.

se telefonando…

Chi se le ricorda le vecchie rubriche telefoniche? Quelle che stazionavano sul tavolino accanto al telefono, in cui segnavamo i numeri meno usati, perché quelli dei parenti stretti ed amici vicini ce li ricordavamo a memoria. Ė un'abitudine che è andata persa, vuoi...

Giornata della Memoria 2018, per non dimenticare

Quest’anno il nostro museo si unisce alla cordata di enti e associazioni che aderiscono alla Giornata della Memoria, guidati dal Comune di Trieste.

Cordialità tra titani

Il ringraziamento al Presidente della Fondazione da parte Gianfranco Sinagra, Direttore Dipartimento Cardiovascolare dell’Università di Trieste.

Dal diario: “Mi tolsi la casacca rigata da prigioniero…”

Rimarrà perenne nella mia memoria il ricordo del pomeriggio del 5 maggio. Verso le 15, vestito della casacca grigio-azzurra del deportato, mi recai dal Campo 83 a Wietzendorf. Feci tre chilometri di strada per giungere al villaggio che era deserto.Arrivai nella piazza...

i monti harz visti da osiride brovedani

Ricorderò sempre il primo aprile del 1945. Era una giornata radiosa, calda. Si sentiva nell'aria la primavera. I pini, gli abeti e le querce si erano già ricoperti del verde manto di foglie nuove. Lungo i bordi del tracciato erano in fiore le primule e i primi non ti...

Fernanda, dalla fissan alla val rosandra

Si suol dire che dietro un grande uomo c'è spesso una grande donna. Nel nostro caso, la signora Fernanda Bukovnik in Brovedani conferma il detto. Ci sono una miriade di aneddoti su di lei, tutti da scoprire al museo "Casa di Osiride Brovedani" non appena riaprirà i...

Una poesia per Osiride, e altri racconti

Al museo "Casa di Osiride Brovedani" i visitatori possono approfondire aspetti della Shoah attraverso i documenti dell'archivio storico, o rivivere gli anni '80, tra l'altro, con il merchandising della Fissan: ma anche se il passato è fissato, l'attività di ricerca...