Era appena finita la guerra ed io abitavo insieme alle mie sorelle Gemma più grande di me e Luciana invece più piccola, con mia madre in un paesino tra le montagne vicino a Belluno. Mio padre, partito per la guerra, era ancora prigioniero in Sudafrica (farà ritorno solo nel 1947) e mia madre gestiva come poteva un piccolo ma accogliente albergo.

Come tradizione vuole e vista la grande voglia di divertimento che tutti avevano per dimenticare gli anni tragici appena trascorsi, a Capodanno mia madre dava in affitto a chi lo richiedesse il grande salone al primo piano dell’albergo, per poter festeggiare con parenti od amici l’arrivo del nuovo anno.

Quel 31 dicembre (avevo circa 16 anni) avevo deciso di esserci anch’io con Gemma alla festa, a dispetto delle paure e delle raccomandazioni di mia madre, soprattutto perché c’erano tanti ragazzi che conoscevamo. Come previsto, ad una certa ora mia madre comparve sulla porta ed a gesti ci fece capire che era l’ora di andare a dormire. Però da tempo avevamo studiato la situazione. Per fortuna io dormivo in una stanza da sola: quella sera, togliendomi solo le scarpe, andai a letto vestita e calcolando i tempi che potevano servire a mia madre, stanca per l’intenso lavoro della giornata, per coricarsi ed addormentarsi; al momento giusto, sgattaiolai fuori dalla mia camera, scesi silenziosamente le scale e ritornai alla festa ed ai miei amici. Più complicata si presentava la situazione per mia sorella Gemma, perché lei dormiva in camera con mia madre e mia sorella Luciana, ma muovendosi con estrema attenzione, poco dopo anche lei mi raggiunse.

Alla luce di un bellissimo albero di Natale illuminato dalla luce di vere candeline accese ed allietato dalla fisarmonica di un aspirante musicista (peccato che suonasse sempre le stesse canzoni!), quel Capodanno lo ricordo ancora con nostalgia.

Nostra madre non ci permetteva mai di andare “al ballo pubblico”, come lei lo chiamava, perché riteneva fosse troppo pericoloso per noi ragazze. Passò ancora del tempo prima di poter andare ad un vero Veglione fuori paese, ma anche in quella occasione, seppure fosse organizzato per il pomeriggio, dovemmo inventarne una: a lei dicemmo che saremmo andate a trovare la zia Nina, che abitava in un paese vicino; in realtà la zia non la vedemmo nemmeno da lontano, ma il giorno dopo prontamente dicemmo alla mamma che “stava bene e che la mandava a salutare!”

           

Melodia di Dora, gennaio 2014

 

 L’ultima notte dell’anno ha da sempre avuto per tutti un sapore magico e scaramantico. Questo “passaggio” diventa un momento di festa da vivere fino in fondo (anche se non è sempre stato così, né tutti lo intendono in questo modo) e richiede infiniti piccoli o grandi preparativi, qualche sotterfugio e molta complicità: ognuno di noi potrebbe raccontare d’averne combinate di tutti i colori, ma si sa che la gioventù permette ogni cosa!

 

 

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